Transfemminismo: la magnifica evoluzione di un femminismo sempre più intersezionale.

Quando parliamo di transfemminismo, parliamo di un movimento relativamente nuovo nato all’interno del più ampio movimento di lotta femminista. Fa parte, come detto nel titolo, di quella evoluzione del femminismo recente che sta cercando di divenire sempre più intersezionale e rivolto a tutto tondo ai diritti umani.

La prima vera e propria definizione di transfemminismo venne fatta nel 2001 ad opera dell’attivista transessuale Emi Koyama, che ne scrisse il manifesto :

Fai clic per accedere a tfmanifesto.pdf

Transfeminism is primarily a movement by and for trans women who view their liberation to be intrinsically linked to the liberation of all women and beyond. It is also open to other queers, intersex people, trans men, non-trans women, non-trans men and others who are sympathetic toward needs of trans women and consider their alliance with trans women to be essential for their own liberation. Historically, trans men have made greater contribution to feminism than trans women. We believe that it is imperative that more trans women start participating in the feminist movement alongside others for our liberation.

Il transfemminismo è, quindi,  un movimento fatto da e per le donne trans che riconoscono che la propria liberazione è intrinsecamente legata alla liberazione di tutte le altre donne e delle altre soggettività.      È in realtà un movimento aperto poi anche a tutte quelle altre soggettività e minoranze facenti parte della comunita LGBTQIA+ (queer, intersex, uomini trans, donne non-trans, uomini non-trans ecc.) e più in generale a tutte quelle persone che non si riconosco nella classica dicotomia/binarietà di genere. Queste persone sono ormai sempre più presenti nella nostra società, hanno diritto ad avere una voce e a vedere riconisciute le proprie istanze.

Da uno studio pubblicato su Repubblica nel gennaio 2020,

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/01/12/news/ il_primo_studio_per_fotografare_lo_stato_di_salute_della_popolazione_transgender_in_italia-245569054/

La popolazione transgender è stata stimata in una percentuale compresa tra lo 0,5 e l’1,2% della popolazione. In Italia sarebbero presenti 424 donne transessuali e 125 uomini transessuali, mentre chi non si confà alla binarietà di genere non è nemmeno incluso in questi studi. Questo implica una forte discriminazione di queste persone, discriminazione che si riflette anche nella vita di tutti i giorni, quando si utilizzano luoghi pubblici come i bagni, da sempre divisi nella dicotomia storica “bagno femminile/bagno maschile”. Oltre a ciò, le persone transessuali vivono anche ulteriori discriminazioni anche all’interno del movimento femminista. Alcune femministe, c.d. femministe lesbiche radicali, accusano le donne e gli uomini trans di godere del privilegio maschile.

Sostengono che le transessuali MtF (Male to Female – una persona transessuale il cui sesso biologico assegnato alla nascita è maschile ma che decide di operare una transizione verso il sesso femminile) crescano con una spiccata socializzazione maschile. D’altra parte, i transessuali FtM  (Female to Male –  una persona transessuale il cui sesso biologico assegnato alla nascita è femminile ma che decide di operare una transizione verso il sesso maschile) vengono visti sotto una cattiva luce in quanto hanno deciso di “abbandonare” il loro sesso biologico di nascita con tutte le conseguenze negative dal punto di vista del riconoscimento dei diritti e hanno deciso di acquisire il sesso maschile come tentativo di elevarsi ad un rango superiore.

Vediamo insieme però i principi fondamentali alla base del transfemminismo:

  • ogni individuo deve avere il diritto di definire la propria identità di genere e cosa fare del proprio corpo, senza imposizioni o decisioni esterne. Tutto questo deve avvenire all’interno di un sistema dalle dinamiche sociali e culturali ben definite in quanto all’identità di genere, un sistema basato sulla dicotomia e binarietà del maschile e del femminile, della mascolinità e della femminilità, di cosa è adatto ad un uomo e di cosa lo è ad una donna.
  • Il transfemminismo crede nell’idea che esistano tanti modi di essere donna e che ci sia necessità assoluta di staccarsi dell’idea eterocentrica e patriarcale presente nella nostra società attuale.
  • un altro punto focale, connesso anche all’attribuzione di genere alla nascita, è l’utilizzo del corretto linguaggio. Nella nostra lingua italiana, di matrice neolatina, non ci sono problemi di definizioni al maschile o al femminile (si pensi anche ai vari mestieri…), invece rispetto al latino classico, quello di cui manchiamo è un terzo genere, il c.d. neutro, presente invece in altre lingue come la lingua inglese.

Da tutti questi elementi si comprende bene come alla base di tutto ci sia una necessità di modificare e in un certo senso stravolgere l’idea  ancora ben presente e radicata nella nostra società attuale, ancorata all’ eterocentrismo e alla mascolinità tossica.  Tutto questo si riflette, ancora una volta, nell’elevata presenza di discriminazioni a livello sociale e lavorativo anche qui in Italia, con l’attuale situazione pandemica in atto da oltre un anno che in realtà  non ha affatto sedato ma anzi probabilmente esacerbato il problema. Anche in questo caso, è particolare notare una profonda differenza tra Nord e Sud del paese. Risulta infatti un’elevata percentuale di iscritti alle associazioni LGBT+ del Nord Italia che proviene dalle regioni meridionali e, al netto di spostamenti dovuti a motivi di lavoro e/o studio, risulta evidente il divario presente che non può solo dipendere dai suddetti motivi.

Dagli ultimi dati dell’UE sull’omofobia si rileva che il 92% delle persone LGBT+ nel nostro Paese viene discriminata a causa del proprio orientamento sessuale, dopo di noi hanno delle percentuali peggiori solo la Croazia e Lituania. E se gli atti di omofobia sono ancora numerosi e ben presenti, diventano ancora più violenti nei confronti delle persone transessuali e transgender.

In questo momento è in atto tramite l’Istat un’indagine sulle DISCRIMINAZIONI LAVORATIVE NEI CONFRONTI DELLE PERSONE LGBT+ (IN UNIONE CIVILE O GIÀ IN UNIONE) https://www.istat.it/it/archivio/251819

Si concluderà il 15 marzo 2021. Speriamo che oltre a queste indagini, sicuramente utili a dare un quadro chiaro e completo della situazione attuale in Italia, il DDL Zan fermo ormai da mesi in Senato possa, nonostante la complessa situazione politica attuale, essere definitivamente approvato e dichiarato legge.

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