Ora più che mai, be Pride.

E’ giusto di ieri l’uscita decisamente poco felice di un esponente politico del M5s che, parlando in generale di numerosi argomenti, compresa la solita questione trita e ritrita della legalizzazione della cannabis, se n’è uscito così:

Volete la regolamentazione della produzione e della vendita della cannabis? Allora evitate di farvi i selfie con una canna in mano. Si tratta di gesti infantili ed altamente controproducenti. Ricordano coloro che pretendono di ottenere un miglioramento dei diritti civili per gli omosessuali esibendosi in volgari forme di trasgressione durante i Gay Pride. Ogni forma di comunicazione individualistica ed autoreferenziale allontana il raggiungimento del risultato.

Ecco qui, ci risiamo. La questione dei pride è un po’ come il limone sulle cozze (cit.), va sempre bene metterla in mezzo. Affermazioni, quelle di Di Battista, che vanno di pari passo con le tipiche frasi che si susseguono a giugno di ogni anno: ‘

“E’ una carnevalata!” – “Ma perché non sfilate in giacca e cravatta?” – “La colpa della mancanza di diritti è di quelli come voi che fanno vergognare tutti gli altri.” – “Ma perché vi risulta che esista anche un etero-pride?”

Non mi soffermerò nuovamente sui motivi per i quali non esista (e menomale!) un etero-pride, lo scorso anno li ho esposti chiaramente. Vorrei dire a chiare lettere e ad alta voce, quanto gravi e intellettualmente deprecabili siano certe affermazioni nel 2020 e in un anno come questo dove, a causa del Covid-19, i vari pride, in italia e all’estero, non potranno essere celebrati.

Oggi, 27 giugno, ricorre la data dei Moti di Stonewall, una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York (27 giugno 1969)  proprio nel locale chiamato Stonewall Inn. Scontri che vengono simbolicamente considerati il momento di nascita del movimento di liberazione LGBT nel mondo.

Chi parla di volgari forme di trasgressione durante i Gay Pride, forse non sa o fa finta di non sapere che da sempre la comunità LGBT+ lotta per i propri diritti e per un proprio riconoscimento, non solo durante i pride ma in generale nella vita di tutti i giorni, senza essere eccessivi e trasgressivi, come a qualcuno piace dire. Eppure tutto ciò ha sempre dato fastidio lo stesso.

La comunità Lgbt+ ha sempre dovuto combattere il doppio, impegnarsi il doppio, lavorare il doppio per guadagnarsi una fantomatica credibilità e dignità secondo “determinati canoni”, quali canoni poi?

I canoni del maschio eterosessuale cisgender e anche fortemente sessista che vede la donna come oggetto di piacere e l’uomo come padre e padrone?

Chi fa parte della comunità LGBT+ è un sopravvissuto, ancora adesso, nonostante tutto. Le difficoltà e le problematiche che devono affrontare non solo in famiglia, ma anche in luoghi di studio e lavoro possono davvero essere inimmaginabili a chi non ha mai vissuto certe situazioni. O ci siamo già dimenticati dei ”meravigliosi anni ’80 (ma anche ’90), dove l’HIV dilagava e diventava inesorabilmente AIDS e si moriva così, come foglie secche abbattute dal vento?

Quotando alcuni miei pensiero dello scorso anno:

” Nessun*, ripeto, NESSUN*deve sentirsi obbligat* a negare la propria individualità. Ed è proprio in questo principio che risiede una delle essenze stesse del pride in quanto festa, carnevale di colori, voci e suoni (e non “carnevalata indecente” come molto spesso si sente in giro).”Limitare, circoscrivere, costringere in canoni di presunta normalità “etero-normata” una manifestazione come il pride vorrebbe dire semplicemente snaturarla, toglierle di senso e significato profondo. Anche in ragione degli avvenimenti da cui tutto iniziò oltre 51 anni fa. Ognuno al pride partecipa a modo suo, secondo la propria individualità, personalità e libertà di scelta, la meraviglia è proprio quella, non ci sono limiti e/o costrizioni se non quelli che si scelgono di avere secondo la propria coscienza. E al pride possono partecipare tutt*, non solo persone facenti parte della comunità LGBT+, perché i diritti umani sono diritti di tutti e rappresentano il vero motivo di lotta ed orgoglio”

Quest’anno, come dicevo prima, le restrizioni imposte dal COVID-19 non permetteranno alle parate di inondare di colori, voglia di diritti, suoni, sorrisi e baci le nostre strade italiane, ma ciò non vuol dire che non si possa celebrare lo stesso. A Milano, ad esempio, oggi  alle 18 su YouTube ci sarà l’evento finale del 𝙈𝙄𝙇𝘼𝙉𝙊 𝙋𝙍𝙄𝘿𝙀 𝘿𝙄𝙂𝙄𝙏𝘼𝙇 𝙎𝙏𝘼𝙂𝙀, presentato da Debora Villa e  Daniele Gattano, con ospiti, talk politici e tanto altro. (qui trovate il link dove poter seguirlo)

“Ci vorrebbero invisibili. Non lo siamo. Balliamo!”
(Joe Jervis)

E come sempre:

Siamo ovunque. Ovunque, siamo.

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