Rainbow Flag|LGBTQIA

La Rainbow flag è universalmente il simbolo delle lotte per i diritti civili LGBT+

Disegnata nel 1978 dall’artista Gilbert Baker, trae origine dall’arcobaleno simbolo da sempre di pace e armonia.

Ad ogni colore venne associata una caratteristica spirituale proveniente dalla simbologia New Age:

Rosso: vita

Arancione: salute

Giallo: luce del sole

Verde: natura

Turchese: arte

Blu: serenità

Viola: spirito

Rosa: sessualità.

Il rosso serpeggia come primo colore differenziandosi dall’originale bandiera arcobaleno.

Nello stesso anno muore Harvey Milk, primo politico statunitense omosessuale dichiarato, assassinato dall’ex collega in consiglio comunale Dan White.

Milk era “reo”di aver vinto la battaglia contro la proposta di legge che escludeva le persone omosessuali da incarichi scolastici, sostenuta oltre che da Dan White anche dalla cantante country Anita Bryant, alla guida di un movimento cristiano fondamentalistaSave our Children” (Salviamo i nostri figli) che accusava gli omosessuali di essere un pericolo per la società

Se una pallottola dovesse entrarmi nel cervello, possa questa infrangere le porte di repressione dietro le quali si nascondono i gay nel Paese.

( Harvey Milk)

Le persone scesero a migliaia per le strade e la vendita della Rainbow flag subisce un’impennata epocale.

La Paramount Flag Company che la produceva non riuscì più a trovare la stoffa rosa portando così alla rimozione del colore dalla bandiera. Subirà un ulteriore cambiamento nel 1979 dove verrà rimosso il colore turchese.

Oggi nel mese del Pride e con la scia delle proteste anti-razziste consumate in tutto il mondo, dopo la morte brutale ad opera della polizia di Minneapolis dell’ afro-americano George Floyd, il graphic designer Daniel Quasar ha modificato la Rainbow flag aggiungendo 5 colori in virtù dell’inclusione del movimento. I nuovi colori, che sono rappresentati come una freccia a sinistra, rappresentano le persone nere della comunità LGBT + ( nero e marrone ) e l’orgoglio delle persone transgender ( rosa, azzurro e bianco).

Oltre alla rainbow flag anche l’acronimo LGBT+ è entrato a tutti gli effetti nelle nostre vite, subendo nel corso degli anni varie trasformazioni sempre in virtù di quella inclusione portata avanti dal movimento, aggiungendo le lettere QIA.

Il primo, LGB, nasce durante gli anni ’80 per rappresentare la sola comunità gay riunendo le persone lesbiche, gay e bisessuali.

Molte volte usiamo questi acronimi in modo improprio non sapendo veramente il loro significato.Cerchiamo quindi di riassumere questi significati nel miglior modo possibile:

  • Con la prima lettera L (lesbica) parliamo di donne sessualmente attratte da altre donne.
  • La lettera G (gay) rappresenta gli uomini che sono sessualmente attratti da altri uomini.
  • Con la lettera B (bisessuale) parliamo di donne e uomini attratti da entrambi i sessi.
  • La lettera T rappresenta le persone transgender. L’errore che si fa con la definizione di transgender è farla divenire intercambiabile con la definizione di transessuale. Una persona transgender è una persona il cui sesso biologico di nascita (femmina/maschio) e l’identità di genere (donna/uomo) non coincidono. Ella però non chiede di modificare i propri caratteri sessuali originali attraverso operazioni chirurgiche di riassegnazione del sesso, come invece succede per le persone transessuali. Altro uso comune è confondere entrambe con il termine travestito. Il travestito nasce e si sente del suo sesso ma, per lavoro ( spettacoli, teatro, mondo dello spettacolo ) indossa vestiti del sesso opposto. Tutti loro possono essere di qualsiasi orientamento sessuale.
  • La lettera Q (Queer e Questioning) è un termine della lingua inglese che tradizionalmente significava “eccentrico”, “insolito” con una connotazione negativa e dispregiativa. Oggi il termine, a noi personalmente molto caro, ha acquisito sempre di più un’eccezione positiva. E’ un termine ” ombrello” che abbraccia quelle persone che non si identificano in modo netto nel binarismo di genere uomo/ donna. La comunità Queer è quindi rappresentata da soggetti che non sentono l’esigenza di definirsi in rigide etichette preconfezionate (eterosessuale, omosessuale, bisessuale ecc.)
  • Il secondo termine Questioning raccoglie le persone che ancora si pongono delle domande sul loro orientamento sessuale e la loro identità di genere, domande che ancora non hanno una risposta.
  • La lettera I (Intersessuali) raccoglie invece tutte quelle persone che nascono con caratteristiche sessuali sia maschili che femminili. Ciò deriva non da una scelta personale quanto da una caratteristica genetica e naturale della persona. Tali caratteristiche riguardano variazioni fisiche di elementi propri del corpo come i cromosomi, gonadi, ormoni, organi riproduttivi, genitali, marker genetici e/o l’aspetto somatico come ad esempio il seno femminile o la barba. Intersessualità è quindi un termine “ombrello” al di sotto del quale sono racchiuse differenti situazioni e definizioni. Le persone intersessuali possono avere orientamenti sessuali differenti (eterosessuali/omosessuali/bisessuali ecc.) e una propria identità di genere (possono infatti essere cis-gender – ovvero a proprio agio con il genere a loro assegnato alla nascita o transgender – avere una identità di genere diversa da quella assegnata alla nascita. Purtroppo, però, le persone intersessuali hanno spesso subito un’attenzione morbosa verso la loro identità di genere nell’infanzia, a volte interventi chirurgici atti a modificare determinate caratteristiche fisiche esteriori che ne hanno minato inevitabilmente il percorso identitario.

La lettera A (Asessuali e Alleati) raccoglie le persone che provano amore senza però provare attrazione sessuale. L’ asessualità è la mancanza di attrazione sessuale e di interesse o desiderio per il sesso in generale.

Gli Alleati rappresentano invece tutte quelle persone etero cisgender che sostengono le battaglie e la causa dei diritti civili del movimento, attraverso l’attivismo e tramite associazioni specifiche e volontariato.

Molti uomini, molte donne, tutt* a causa di questa bandiera e di quello che rappresenta sono stati offesi, torturati e uccisi.

Da Milk che, come recita il trailer del film basato sulla sua vita ” La sua vita ha cambiato la storia, il suo coraggio ci ha cambiato la vita”, ai giorni nostri.

Nel 2020 ci sono persone detenute in campi di prigionia per omosessuali in Cecenia, persone detenute in cliniche della tortura in Ecuador, persone trasngender a cui l’Ungheria ha vietato il riconoscimento giuridico del genere, e molte altre vicende simili accadono in altri paesi del mondo. 

Anche il nostro bel paese non è immune, la nostra Italia si posiziona tra Bosnia e Bulgaria precisamente al 36esimo posto su 49 paesi secondo l’ Europe Annual Review, ultimo studio dell’associazione “Ilga Europe”, in termini di tolleranza e uguaglianza, famiglia, leggi contro l’omofobia, libertà di espressione e associazione e diritto di asilo.

Questo studio risale al 2013, da allora abbiamo ottenuto una legge sulle unioni civili, ma la realtà di oggi ci porta a credere che sia cambiato così poco in questi sette anni. 

Questo articolo è dedicato all’attivista trans e femminista egiziana Sarah Hijazi, suicida in Canada, dove, dopo pressioni internazionali, aveva trovato rifugio. Sarah era colpevole di lottare contro le disuguaglianze di classe e di genere e di aver sventolato insieme a un suo amico la rainbow flag durante un concerto del gruppo Mashrou Leila.

Venne accusata di promuovere l’omosessualità e la deviazione sessuale, arrestata dall’autorità egiziane e detenuta in un carcere maschile, dove subisce violenze sessuali e torture.

Cosa Sarah si portasse dentro dopo tutte le brutalità che gli esseri umani le avevano riservato, noi possiamo solo lontanamente immaginarlo. 

Ci lascia con queste parole:

Ai miei fratelli e sorelle, ho provato a sopravvivere e ho fallito, perdonatemi.

Ai miei amici, l’esperienza è dura e sono troppo debole per resistere, perdonatemi.

Al mondo, sei stato davvero crudele! Ma io perdono!

Che il cielo ti sia lieve Sarah, sventola lassù questa bandiera, noi continueremo a farlo sulla terra.

Lo faremo per Patrick Zaky lo studente di Bologna, arrestato con la stessa accusa dopo aver denunciato la repressione dell’Egitto nei confronti delle persone LGBTQ+. 

Lo faremo per tutti, tutte e tutt* 

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI A LO STAGISTA PARLANTE AI SENSI DELLA LEGGE 248/2000 DELLA REPUBBLICA ITALIANA

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