E adesso ?

La Giornata internazionale dei diritti della donna ( no non è una festa e tocca ancora oggi rimarcarne la differenza ) è arrivata anche quest’anno in momento non facile per il nostro paese, in piena crisi sanitaria dove pochi giorni fa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina hanno confermato lo stop delle attività didattiche delle scuole e delle Università in tutta Italia fino al 15 Marzo per prevenire il contrasto alla diffusione del nuovo coronavirus e per far reggere il colpo al nostro Sistema Sanitario Nazionale.

” In questo momento siamo chiamati come
Paese a mettere in campo tutte le misure straordinarie necessarie
per contenere e rallentare la diffusione del virus. Lo dobbiamo
in particolare alle persone che si trovano in situazione di
fragilita’ e sono piu’ esposte a livello sanitario. Sappiamo che
la chiusura delle scuole comporta la necessita’ di riorganizzare
la vita familiare. Ho gia’ proposto misure di sostegno e aiuto
alle famiglie: sostegno economico per le spese di babysitting e
estensione dei congedi parentali per le lavoratrici e i
lavoratori. Una particolare attenzione la dobbiamo alle famiglie
del personale sanitario che e’ mobilitato a servizio di tutta la
popolazione. Sono certa che sapremo mettere in campo rigore e
serieta’”. Queste le dichiarazioni della ministra della famiglia e delle pari
opportunita’ Elena Bonetti.

Parlare di congedi di paternità e di maternità, lotta alla discriminazione di genere sul lavoro, pari opportunità, sostegno alle lavoratrici non sembra più così non rilevante.

L’emergenza sta rendendo clamorosamente evidente la «normalità» delle condizioni sociali ed economiche contro cui lottiamo ogni giorno.

Si legge questo nel comunicato stampa Di Non Una di Meno l’indomani del divieto di scioperare per contenere la diffusione del contagio.

Molte città hanno annullato, giustamente, molti eventi e cortei. Ma che corrispondenza c’è con quello che sta accadendo nel nostro paese? Ovviamente non stiamo dicendo che il coronavirus e il suo dilagarsi centri con la discriminazione di genere… i virus sono immuni alle discriminazioni che il genere umano compie tutti giorni… da secoli.

La correlazione si ha quando, per poter salvaguardare il sistema sanitario dal collasso, il sistema che di conseguenza rischierà di collassare è quello della famiglia. Non stiamo discutendo di un paese come l’Islanda, che ha colmato il divario di genere dell’ l’85% o della Norvegia, della Svezia o Finlandia ma dell’ Italia, che è al 70° posto per Global Gender Gap Report del World Economic Forum.

Ma arriviamoci con ordine.

Il movimento transfemminista globale si batte da sempre per l’eliminazione della violenza di genere in tutte le sue forme includendo anche tutte le questioni che ruotano intorno al lavoro.

Quando parliamo di violenza di genere non parliamo solo di violenza fisica, psicologica o morte, essa è radicata nei rapporti di potere ineguali tra uomini e donne; le disuguaglianze strutturali vissute dalle donne sono visibili in vari ambiti: dalla salute, al raggiungimento di ruoli di potere, all’ accesso alla conoscenza e al sapere, alla capacità di organizzare il proprio tempo e il lavoro.

E quindi? Cosa centra quello che le famiglie stanno vivendo? Tranquilli ci arriviamo…

Secondo l’ultima indagine registrata dall’ Ispettorato Nazionale sul Lavoro sul nostro territorio,

Relazioni annuali sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri “ due terzi sono donne che hanno rinunciato al lavoro per la maternità.

Su 37.738 dimissioni volontarie da parte di genitori con figli con meno di 3 anni, 25.000 sono donne che si dimettono per mancanza di servizi come nidi o per i costi troppo elevati per baby sitter a tempo pieno.

Le restanti 5.000 , invece, decidono di cambiare posto di lavoro, prediligendo un impiego che le permetta di armonizzare gli impegni di cura della famiglia.

Ore di cura che secondo l’Istat gravano maggiormente sulla componente femminile del nostro Paese :

Le ore destinate dalle famiglie alla cura sono state 5,7 miliardi, per un valore di 44,1 miliardi di euro; di queste il 29,2 % è stato prodotto dalla popolazione maschile e il 70,8 % dalla popolazione femminile.

Alla luce di questi dati che rappresentano lo specchio dell’ Italia senza emergenza coronavirus, oggi, con i bambini a casa tutto il giorno e con i nonni, prezioso aiuto ai genitori lavoratori a cui è stato consigliato di rimanere a casa perchè parte fragile, come faranno i nuclei familiari a “reggere botta” ?

Se in situazioni senza emergenza è la componente femminile ad avere il maggior lavoro sulle spalle, non appare difficile avere una risposta.

Il governo si è mosso per estendere in modo straordinario il congedo parentale, proposta che dovrebbe interessare perlomeno uno dei due genitori lavoratori ed esteso anche ai coniugi degli operatori sanitari impegnati nell’emergenza.

Ma in Italia le norme per il congedo parentale cosa ci dicono?

La norma prevede 5 mesi per le madri e 7 GIORNI (5 lo scorso anno) per i padri, possiamo avere un ottavo giorno se una giornata viene lasciata libera dalla madre. Tempo che grava troppo sulle madri e troppo poco su i padri, anche per quei padri che vorrebbero fare i padri e non essere considerati dei ” mamma aiutanti “.

Fiduciosi nella comunità scientifica, speriamo che l’emergenza finisca presto e in modo tranquillo con l’aiuto di tutti ( evitando allarmismi e fake news seguendo le indicazioni del Ministero della Salute ) ma quando tutto sarà finito abbiamo bisogno di riformare a livello sociale il nostro paese partendo anche da questi dati qui, non possiamo pensare solo all’ economia quando il welfare sociale muore e il divario di genere è enorme, ci vuole un vero bilanciamento tra tutte le componenti. Sempre, non solo in caso di emergenza.

Il ringraziamento va a tutto il personale sanitario pubblico indistintamente dal genere ovviamente ma, un plauso particolare va alle dottoresse, non ANGELI, ma DOTTORESSE, alle operatrici sanitarie, alle infermiere, alle collaboratrici scolastiche (la didattica è sospesa le scuole non sono chiuse ) alle operatrici a lavoro per igienizzare gli spazi degli enti pubblici e privati e alle donne che si prendono cura degli anziani perchè già cariche da un’ intensificazione del loro lavoro, dovranno, prima o poi, tornare a casa e continuare a lavorare più dei loro compagni.

Se non te la senti di scendere in piazza per te, per i tuoi cari o per l’interesse pubblico segui gli aggiornamenti sulle pagine Instagram Non Una Di Meno della tua città per trovare le migliori alternative allo sciopero in piazza ai tempi del coronavirus !!!

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