gtag('config', 'UA-113669002-1'); Pride & no prejudice! | Lo Stagista Parlante Parità e Diritti

Pride & no prejudice!

Giugno: ormai da qualche anno il mese simbolo del pride. E come ogni anno, puntuali, arrivano i soliti commenti e le solite frasi riferite a queste manifestazioni.

“E’ una carnevalata!”

“Ma perché non sfilate in giacca e cravatta?”

“La colpa della mancanza di diritti è di quelli come voi che fanno vergognare tutta la categoria.”

“Ma perché vi risulta che esista anche un etero-pride?”

 

Potrei andare avanti ore e trovare frasi su frasi, affermazioni su affermazioni degli stessi toni.

Vorrei incominciare questa mia analisi dall’ ultima frase, cioè dal confutare chi afferma che è intollerabile esista un gay-pride  visto che non c’è il corrispondente etero- pride. Piccola postilla a margine, la dicitura gay pride è non inclusiva e ormai non più utilizzata. Si dice pride, senza bisogno di aggiungere altro.

Vi elenco qui di seguito i 10 motivi per i quali non c’è bisogno di avere un etero-pride.

Sono motivi sentiti e risaputi, ma è bene ricordarli ogni volta:

  • perché non esistono paesi in cui sia illegale essere eterosessuali o dove è prevista la pena di morte per gli eterosessuali
  • perché non esistono paesi dove sia contrario alla legge il matrimonio eterosessuale e/o l’adozione di figli
  • perché quando cammini per strada non vieni insultato o aggredito perché sei eterosessuale
  • perché nessuno si lamenta in palestra di condividere lo spogliatoio con un eterosessuale
  • perché l’eterosessualità non è in cima ai crimini d’odio
  • perché nessun genitore ha mai detto “preferisco un figlio malato che etero”, e nessuno ha buttato fuori di casa un figlio perché eterosessuale
  • perché non esistono nel mondo gruppi religiosi o militari dediti ad uccidere eterosessuali in quanto tali
  • perché non esistono campagne per il ritiro di opere culturali, libri film o mostre, perché parlano di eterosessualità
  • perché non esistono libri o terapie per smettere di essere eterosessuali
  • perché nessuna religione, prete, vescovo o imam si è scagliato contro gli eterosessuali

 

In realtà, di motivi ce ne sarebbero molti altri, ma direi che con i primi 3 abbiamo già fatto en plein. La pena di morte è un qualcosa di reale, presente in molti paesi e messa in atto senza scrupoli. In Iran, Arabia Saudita, Yemen, Nigeria, Sudan e Somalia essa viene applicata normalmente, è invece solo un’opzione possibile per la legge — ma di cui non si sono registrati casi recenti — anche in Mauritania, Emirati Arabi, Qatar, Afghanistan e Pakistan. Ed è proprio rendendosi conto di situazioni come questa,  che, quando si parla di Pride, non bisognerebbe parlarne solo in riferimento alla questione love is love. Ovvio, love is love, l’amore è sempre amore, no matter what, ma bisognerebbe smetterla di legittimare tutto il discorso sul pride e sui diritti della comunità LGBT+  con l’amore.  Motivare un orientamento sessuale in base a quello, andando in qualche modo a confermare l’idea che ci sia necessità sempre di una giustificazione di un qualche tipo (“l’amore è amore / è la loro natura, sono nati così”) quando invece la questione riguarda ben altro.

La richiesta di diritti che si porta in piazza con manifestazioni come quella del Pride, prescinde dall’amore, dalla natura e dall’idea dell’omosessualità come scelta dell’individuo (come se poi fosse una scelta…). I diritti di cui parliamo sono diritti umani, e la società dovrebbe concedermi quei diritti in quanto essere umano, a prescindere da ogni altra cosa.

Anche perché, analizziamo un attimo la questione sotto un altro punto di vista. Scendiamo ad un livello più profondo e arriviamo fino all’identità sessuale. Come potrebbe essere d’aiuto l’idea dell’amore che è sempre amore ad una persona transgenere, che non si riconosce, quindi, nella propria identità di genere e avverte, spesso in maniera molto intensa, il bisogno di cominciare un percorso di transizione? Risposta scontata: IN NESSUN MODO! L’idea del love is love non aiuterebbe in nessun modo quella persona, mentre un aiuto concreto arriverebbe se, quella stessa persona, non venisse discriminata per la sua situazione (e nel caso di discrimine chi attua il tutto fosse correttamente perseguito), avesse la facoltà di poter accedere liberamente alle cure ormonali di cui ha bisogno, fosse assistita completamente e pienamente nel suo percorso senza il rischio di incontrare personalità dalla dubbia professionalità…

Tornando quindi ad un livello più superficiale, passatemi il termine, anche parlando di gay (anzi, froci, diciamolo chiaro e tondo che magari, se iniziassimo tutti ad utilizzare questo termine destituendolo di orrore e connotazione negativa, avremmo già risolto il 50% delle nostre problematiche), di lesbiche, di bisessuali ecc ecc , di certo non mi definisco di un certo orientamento perché quando vedo passare un ragazzo o una ragazza penso di essermi innamorato di loro. Io mi definisco attratto da un sesso piuttosto che da un altro, da entrambi i sessi, da nessuno dei sessi o mille altre soluzioni, perché provo un’attrazione fisica e uno slancio a volte affettivo di un certo tipo. La questione chiave è che si dovrebbe essere liberi di esprimersi, sentirsi ed essere così come si è senza paure e timori di essere discriminati, aggrediti, esclusi. Il rispetto è alla base di tutto, rispetto in quanto essere umani e portatori comuni di eguali diritti e doveri.

Quest’anno ricorrono i 50 anni dai moti di Stonewall, una serie di violenti scontri fra gruppi di omosessuali e la polizia a New York, di cui il primo forte scontro avvenne la notte del 27 giugno 1969 proprio nel locale chiamato Stonewall Inn. Scontri che, simbolicamente, vengono considerati il momento di nascita del movimento di liberazione LGBT nel mondo. Chi, quindi, invoca la sobrietà dei Pride (e purtroppo, troppo spesso, sono anche persone interne al movimento LGBT+ che fanno queste accuse, denotando, opinione personalissima, un’omofobia repressa e delle sovrastutture etero centriche molto presenti e dalla forza sicuramente distruttiva), utilizzando frasi come “dovreste sfilare in giacca e cravatta, allora si che le cose cambierebbero!”, forse non sa che prima di Stonewall il movimento omosessuale tutto aveva fatto fuorché essere eccessivo , come a qualcuno piace dire. Si era cercato di limitare, mantenere nascosto, delimitare il tutto, fallendo miseramente, mentre furono proprio le personalità più eccessive, esagerate, indecorose a dar vita a tutta la rivoluzione (si dice, infatti, che fu Sylvia Rivera, transessuale, ad aver iniziato la protesta dopo l’ennesimo sopruso ricevuto).

Perché nessuno deve sentirsi obbligato a negare la propria individualità. Ed è proprio in questo principio che risiede una delle essenze stesse del pride in quanto festa, carnevale di colori, voci e suoni (e non “carnevalata indecente” come molto spesso si sente in giro).

Limitare, circoscrivere, costringere in canoni di presunta normalità “etero-normata” una manifestazione come il pride vorrebbe dire semplicemente snaturarla, toglierle di senso e significato profondo. Anche in ragione degli avvenimenti da cui tutto iniziò 50 anni fa.
Ognuno al pride partecipa a modo suo, secondo la propria individualità, personalità e libertà di scelta, la meraviglia è proprio quella, non ci sono limiti e/o costrizioni se non quelli che si scelgono di avere secondo la propria coscienza. E al pride possono partecipare tutti, non solo persone facenti parte della comunità LGBT+ ma tutti quanti, perché i diritti umani, sono diritti di tutti e rappresentano il vero motivo di lotta ed orgoglio.

 

Buon mese del pride a tutti.

 

Siamo ovunque.

Ovunque, siamo.

 

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