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Mascolinità tossica: cos’è e perché condiziona le nostre vite

Due parole.
Mascolinità tossica.

In biologia come nella chimica qualcosa di tossico fa male all’organismo e nelle relazioni sociali condiziona la vita dei maschi principalmente (non uso per questa frase il termine uomo perché, per chi mi segue, sa che chiunque si può sentire uomo anche se biologicamente è un maschio, questione ben affrontata dagli studi di genere ) e di conseguenza le loro relazioni familiari, affettive o amorose.

Partiremo con la definizione scientifica di questo termine ( non sono mie opinioni! )

” La mascolinità tossica è uno dei modi in cui la società patriarcale danneggia gli uomini. Si riferisce alle attitudini costruite socialmente che descrivono il ruolo di genere mascolino come violento, non emotivo, sessualmente aggressivo, e così via. Da non confondere con la mascolinità in generale, si riferisce a una mascolinità “obbligata” e forzosa che viene spinta sugli uomini dagli uomini (e anche da alcune donne). ”

Con la sola definizione potrei chiudere qui questo articolo.

Qualche persona che sta leggendo potrebbe esclamare: “quante volte avrei voluto piangere o lasciarmi andare ma non l’ho fatto perché GLI UOMINI non piangono.”

Quante volte avete discusso con qualcuno che sminuiva la sua stessa categoria, il maschio per intenderci, definendola ” predatore ” senza un minimo di raziocinio, giustificando tradimenti o comportamenti non corretti verso le donne?
Quante volte all’interno del vostro rapporto di coppia vi siete sentiti sminuiti se la vostra compagna guadagnava o otteneva risultati più proficui, senza che lei ve lo facesse pesare?
Purtroppo le reazioni delle vostre compagne, anche se qualcuno di voi nemmeno lo immagina, è quello di remissione; cercare di non fare carriera e rilegarsi in un ruolo subordinato sia a livello economico che accademico perché, parafrasando un vecchio detto, “l’omm adda fa l’omm” e questo condiziona anche inconsciamente le vostre e le nostre vite.

Anticipo ciò che alcuni fautori delle scienze naturali dicono ” è così da sempre, l’uomo è aggressivo e predatore perché fin dalla preistoria doveva cacciare e provvedere al sostentamento della famiglia”. Questo è stata la realtà, ma qualcosa che è stata così non è detto che sia giusta o corretta adesso; perché perpetuare un determinato comportamento che fa del male alla nostra vita e a quella degli altri bloccati dal limite mentale “è sempre stato così”?
Ci tengo a precisare che in alcune zone del mondo erano e sono le femmine a cacciare e sostenere la famiglia e i maschi si occupano dei lavori di cura e della crescita dei propri figli; quindi molte cose sono state decostruite da studi sociali e antropologici.

(Consiglio la lettura degli studi sul campo della studiosa  Margaret Mead “Adolescenza in Samoa e Sesso e Temperamento”, dove la Mead ha vissuto a stretto contatto con queste popolazioni ).

Non si modifica un comportamento errato da un giorno all’altro, l’utopia è molto bella ma, bisogna scendere dalle nuvole cercando di migliorarsi ogni giorno.

Questo inverno l’ argomento ha avuto risalto grazie allo spot ( contestatissimo ) della Gillette “Be The Best A Man Can Be” dove l’ azienda di rasoi e lamette, propone una visione di uomo che accetta le proprie vulnerabilità, un uomo che non usa come mezzo per affermarsi nel mondo la violenza e propone un uomo che non deve elargire commenti non richiesti (catcalling) quando passa una donna per strada come se fosse carne da macello.

Lo spot a sostegno in primis del movimento #metoo è anche un vero capolavoro di marketing, uno di quelli positivi che ha centrato in pieno il problema… visto l’ondata di consenso e di contestazioni che ha provocato.
Uomini che si sono sentiti toccati nella loro “virilità” che si sono sentiti persino “evirati” dalla narrazione dell’uomo sensibile, non muscoloso per forza, non, non me ne vogliano gli animalisti, maiale per forza e violento con le donne.


Non è che forse Gilette e quello che molti, specialmente adesso, affermano sulla mascolinità tossica é vero?

Fate un atto di ribellione oggi, ripensate alla vostra vita e ai vostri rapporti con i vostri amici o compagni/e e quanto questi comportamenti tossici vi abbiano condizionato.

Abbandonate i muri mentali che la società vi ha imposto e cercate di essere la migliore versione di voi stessi.

Francesco, 30 anni
Paradossalmente, il machismo e l’idea di uomo con conseguente mostra della virilità, sono concetti che mi hanno influenzato dopo l’adolescenza e, soprattutto, dopo aver fatto coming out. Tutto questo perché fino alla prima adolescenza ero un ragazzo molto chiuso, timido e delicato e con una fisicità piuttosto visibile. Crescendo, con lo sviluppo prima e con una maturata consapevolezza giorno dopo giorno poi, ho iniziato a prendere reale coscienza del mio “posto nel mondo” e di come esistesse il cosiddetto “ruolo di genere”. Cioè tutte quelle aspettative e desideri che l’esterno, la società, pone su di noi direttamente o indirettamente in quanto individui di sesso maschile o femminile. Questa cosa ha sicuramente pesato, soprattutto da un punto di vista estetico. I canoni estetici della virilità o mascolinità che dir si voglia, sono ancora molto sentiti nella società odierna. L’idea dell’uomo forte, muscoloso, “grosso” nel senso di imponente è un qualcosa che, spesso, stona fortemente nei confronti di individui, come me, chiari di colori, dai lineamenti delicati e di costituzione piuttosto magra. Dal punto di vista della sessualità poi, l’idea di uomo virile è da sempre assecondata all’ idea di uomo sempre pronto nel sesso, capace di destreggiarsi in qualsiasi situazione intima, mai stanco e, ovviamente da performance degne di film a luci rosse. Inutile negare come queste informazioni e credenze con le quali si viene bombardati costantemente abbiano fatto breccia nel mio animo, ma fortunatamente con razionalità e tanta forza di volontà si riescono a superare anche queste credenze sciocche e a vivere la propria esistenza per come si è senza dover rientrare per forza in determinate etichette o ruoli imposti dall’ esterno.

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