gtag('config', 'UA-113669002-1'); Nessun inverno dura! | Lo Stagista Parlante Parità e Diritti

Nessun inverno dura!

Conosco Federica grazie ad amicizie comuni.

Un’estate fa, durante la chiusura delle elezioni comunali di Campi Bisenzio ( FI ) e nonostante il caldo torrido mi dia alla testa, capisco subito la sua voglia di fare e di agire nonostante il disincanto e l’ allontanamento dei giovani dal mondo politico.

Poco tempo fa scopro che ha scritto il suo secondo libro e penso.. ” Che bello! Così giovane e così intraprendente! ”

Mi informo sull’ argomento e già dalla sinossi ( per i non addetti ai lavori quello che c’è scritto dietro ) si evince subito cosa troverò nel suo libro …

Decido di incontrarla, sento il bisogno quasi fisico di doverle chiedere tanto, di avere delle risposte. Il sapere mi ha sempre affascinato e la libertà é direttamente collegata al sapere. Se sai e ti informi in modo consapevole sei libero e queste due cose a molti fanno paura. Non ascoltate chi vi dice che non serve a niente sapere, vi sta rubando la libertà e, come dice il cantautore Fabrizio Moro “… la libertà e’ sacra come il pane! 

Quale modo migliore di sapere se non quello di chiedere direttamente ad un ‘insegnante?Non ve l’ avevo detto? Si, Federica laureata in Filologia Moderna a soli 24 anni è anche insegnante. Fermatemi! Sto sognando!

Siamo a gli inizi di Marzo e tra una sciarpa e una giacchetta più leggera sta per arrivare la primavera; guarda un pò il suo libro si intitola Nessun Inverno Dura. Destino o semplici coincidenze?

La primavera non è solo primi soli, primi gelati e nuovi amori ma per gli attivist* si avvicina l’ 8 Marzo, giorno fortunato per i fiorai ma di tutt’altro interesse per molti altri. Venerdì in Italia e nel mondo il movimento internazionale femminista Non Una di Meno ” scenderà per il terzo anno consecutivo in piazza, scioperando dal lavoro di produzione e di riproduzione.

Il lavoro di Non Una di Meno,delle associazioni e di tutto il movimento femminista globale non si ferma a una sola giornata, è un lavoro continuo svolto ogni giorno da donne e uomini che sostengono la parità politica, economica e sociale tra i sessi; è un movimento che coinfluisce al suo interno le battaglie per i diritti civili delle persone LGBTQ+ e sostiene l’eliminazione della cosi detta ” mascolinità tossica ” che impedisce a gli uomini di uscire da schemi comportamentali stereotipati e machisti che li costringe a reprimere se stessi.( un uomo non deve piangere o essere sensibile perchè un uomo NON PUO’ FARLO ).

Ma iniziamo da un abbraccio e un semplice caffè macchiato in vetro preso al bar dell’ università…

 

  • Quali sono le motivazioni che ti hanno portata a scrivere un romanzo/saggio che tratta la situazione femminile così a 360° ?

Sicuramente ciò che mi ha portato a parlare della condizione femminile così a 360° è perché nel nostro paese se ne parla poco e male ma, soprattutto ne parlano gli uomini. Se penso ad esempio ad un incontro della Commissione per la Famiglia che si è svolto pochi giorni fa erano presenti pochissime donne; è importante che un libro parli di donne e che sia scritto da donne perché una cosa fondamentale che dobbiamo fare e riappropriarci del nostro linguaggio e soprattutto è importante nominarci e scrivere quello che noi vogliamo e pensiamo. Un altro motivo che mi ha spinta a scrivere è che in Italia una letteratura di genere non è molto sviluppata o molto conosciuta e quindi mi piaceva anche l’ idea che delle ragazze potessero leggere un romanzo dove le protagoniste erano giovani eroine, donne coraggiose portate ad esempio da seguire. Ancora oggi nella nostra società le nostre ragazze hanno pochi riferimenti femminili da cui trarre ispirazione, questo lo vediamo fin da subito su i banchi di scuola dove i modelli proposti sono prettamente maschili, si pensi ai poeti o a i grandi scrittori. Un’ altra motivazione è che ogni tre giorni in Italia viene uccisa una donna.

Il femminicidio è sola la punta dell’ iceberg della violenza di genere perpetuata nei nostri confronti basti pensare a tutto quello che avviene prima … persecuzioni, violenza psicologica, offese ripetute, violazione di privacy, revenge porn, abusi… e quindi ho sentito la necessità di parlarne.

  • Nel libro attraverso un dialogo generazionale ti confronti su vari temi ( ruolo delle donne nella Resistenza Italiana, il voto per le donne, gli anni infuocati del ’68 dove le lotte studentesche si incrociarono con le lotte operaie, la liberalizzazione dei metodi anticoncezionali, il divorzio, il delitto d’onore, il diritto all’ aborto etc. ) Quanto è stata importante per te la conoscenza della storia e le testimonianze dell’ ex staffetta Partigiana Fioretta Puzzoli, la prima donna arbitro Grazia Pinna, le donne del’68 e le tue nonne ? Pensi che al giorno d’oggi conoscere la storia sia sottovalutato ?

Penso che non ci sia futuro senza memoria ecco perché per me la storia è fondamentale, occorre sempre conoscere le proprie radici per andare avanti. Conoscendo la storia certe cose non ” dovrebbero ” più accadere.

Parlando di questione femminile se si conoscesse veramente, se si sapesse quello che le donne subirono durante il fascismo credo proprio che nessuna di noi si definirebbe fascista oggi!

E’ importantissimo sia studiarla sui libri ed è fondamentale poi parlarne con le vere testimoni, sono passati quasi settantanni dalla Liberazione e i partigiani e le staffette stanno purtroppo morendo; penso ad esempio alla Fioretta Puzzoli, una delle mie fonti per descrivere gli anni del fascismo morta recentemente. E’ importante quindi raccogliere il ” testimone ” di queste persone, ormai siamo noi i protagonisti del presente e non dobbiamo adagiarci su gli allori, perché è sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo… penso al DDL Pillon o a i vari decreti per la famiglia.. le conquiste delle nostre nonne e mamme ce le stanno portando via.

Mi crea sconforto sapere che c’è qualcuno che non rinuncia al suo diritto di voto non andando alle urne; è vero che abbiamo avuto poca scelta a livello di partiti ma,se ci fermiamo a pensare che noi donne votiamo solo dal 1946, che in Svizzera solo da gli anni ’70, penso sia proprio un dovere andare a votare.

Infine è la mia passione per la storia che mi ha portata a scrivere questo libro.

  • Nel DIALOGO (CON LEI) a pagina 24 narri la vicenda di Gabrio , il giovane fascista, che voleva sposare Diva per portarla poi a divenire quella donna che il fascismo voleva : ( spoiler del libro )

 


“ Mi parlarono di un tale Gabrio, che abitava nel palazzo di fronte al loro, e che era innamorato di mia madre, fin dai tempi dell’adolescenza. Sembrava un ragazzo perfetto, quel Gabrio: un ragazzo innamorato, un atleta modello dal fisico prestante, dal viso sbarbato, sicuro di sé, attaccato alla famiglia e alla Patria. Sembrava perfetto, sembrava. E invece… A quattro anni gli misero la sua prima camicia nera ( … ) Adesso apparteneva ai Gruppi Universitari Fascisti. «Libro e moschetto, fascista perfetto» e «Credere, obbedire, combattere!» le sue massime di vita, ripetute all’ infinito. Si era proposto di sposare mia madre ( … ) con lui lei avrebbe certamente avuto il diritto di stare a casa a fare figli, per regalare alla patria nuovi soldati e altre baionette; per Gabrio mamma avrebbe dovuto smettere di lavorare, anche perché, una volta incinta, sarebbe stata licenziata per legge, e quindi perché indugiare oltre? Per mamma c’era un altro scopo ben più fecondo, altro che lavorare o studiare, quelle erano cose da uomini… Poteva invece aspirare a ricevere la medaglia d’onore per le madri di famiglie numerose, quei fiocchetti da appendere sulla giacca per ogni figlio sfornato, in fila per sei col resto di uno, come i quaranta quattro gatti; mia madre, però, declinò la sua proposta. «Preferisco fare la fame!» gli rispose lei. Mia madre cominciò a truccarsi quando aveva diciotto anni, mentre il Duce proponeva l’immagine di una donna semplice e genuina, regina e custode del focolaio domestico. Quando mio nonno la vide per la prima volta con la bocca pitturata, poco ci mancò che le tirasse un ceffone. «Lo faccio per essere contro il duce, babbo!» gli rispose. La guardò inizialmente stranito, ma poi la strinse a sé. «Che testa che hai, figliola mia! Tu sei proprio una testona!» 25 le disse orgoglioso. Anche lo zio la chiamava spesso testona… «Non diventare come tua madre, che sennò chi vi regge in due, con tutte queste vostre strane idee di uguaglianza tra maschi e femmine!» mi diceva ridendo. “

  • Pensare questo della donna risulta obsoleto e anacronistico ma oggi nel 2019, con il ritorno di destre reazionarie e sovraniste in un pò tutto il mondo, pensi che ciò possa accadere nuovamente in modo sottile all’ interno della nostra società? O è già in atto un ritorno alle tre massime del ventennio fascista “Dio, Patria e Famiglia “?
  •  

Come già ho accennato prima occorre sapere e capire cosa voleva il fascismo per noi donne è quindi come hai ben scritto penso che sia anacronistico e obsoleto che una donna si reputi fascista ma, come lo penso fondamentalmente anche per gli uomini perché come diceva Fioretta Puzzoli

” Per dirsi fascisti bisognerebbe VIVERLO il fascismo! “

Col fascismo non si poteva esprimere la propria identità, le proprie idee, non si poteva, nella sua banalità,vestire come si voleva! Già da solo queste cose si capisce che cosa sia stato il fascismo, senza contare poi tutto il resto, come la firma delle leggi razziali. Mi spaventa il ritorno a questo clima di odio, razzismo e xenofobia.

” Dio, Patria e famiglia ” è stato di ispirazione al titolo di una puntata andata in onda recentemente in un noto programma televisivo, ogni giorno apro notizie e rabbrividisco, come per la recente sentenza che ha dimezzato la pena e inserito nelle attenuanti generiche anche ” spinto da tempesta emotiva “. Sembra quasi ristabilito il delitto d’ onore!

Quindi è importante anche per questo motivo nominarci e prendere noi la parola, le parole sono importanti e quindi parlare di ” raptus o tempesta emotiva ” quando un uomo uccide una donna è commettere una doppia violenza, uccidere una donna una seconda volta. Questi termini sono solo giustificazioni infondate.

  • Nel libro narri le vicende di un matrimonio nato da un vero e proprio stupro ( cosi detto matrimonio riparatore ) che poi sfocia nel, non tanto lontano nel tempo, delitto d’onore (abolito solo nel 1981! ) Una frase mi ha toccata particolarmente e ha scaturito in me prima rabbia e poi una profonda riflessione .

 


Perché?
Perché in Italia l’onore di un uomo era più importante della vita di una donna.”

Dai sempre più frequenti casi di femminicidio credi che questa frase sia più attuale che mai quando un marito, amante o ex fidanzato stalkera, perseguita sia psicologicamente che fisicamente e poi uccide una donna? Si tratta di “ quell’ onore ” tradito quando un uomo si arroga il diritto di perpetuare la subordinazione e l’ annientamento dell’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte di una donna ?

Per prima cosa vorrei chiarire la polemica sul perché si usa un termine diverso. Sento spesso ” perché lo dovete chiamare femminicidio? E’ semplicemente un omicidio “

Invece no, la risposta è molto diversa. Vi pongo un esempio.

Se un ladro uccide una donna perché voleva rubarle qualcosa in questo caso si tratta di omicidio ma, i femminicidi sono uccisioni da parte di uomini che non accettano l’ indipendenza femminile, non accettano che la donna esca dagli schemi mentali del patriarcato nella quale è stata intrappolata; l’ uomo sentendosi abbandonato la uccide, perché non può tollerare quindi che il suo ” onore ” venga distrutto.

Questo è un problema ovviamente di tipo globale, non solo italiano e non a caso il movimento femminista è sempre stato un movimento internazionale ed è quindi, come dico anche nel libro, l’unico che è riuscito ad ottenere qualcosa: si pensi al divorzio, al diritto all’ aborto o a tutti i diritti sul lavoro! Ritorniamo all’ importanza delle parole perché femminicidio si intende proprio quel ” reato, il movente ” non la morta. Esso nasce da una prevaricazione del genere maschile su quello femminile.

Come per tante altre cose, per eliminare questo dovremmo partire prima di tutto dalla cultura.

Parlarne, leggerne e scriverne .

In primis tutte noi, anche le più femministe, siamo purtroppo immerse nella cultura patriarcale; quindi dovremmo essere le prime a creare quei legami di sorellanza utili per non giudicare le scelte delle altre donne… utilizzare quella sorta di filosofia del ” VIVI E LASCIA VIVERE “.

Ti porto l’esempio dello dello stupro, ancora oggi quando questo accade si colpevolizza la vittima non l’ esecutore di tale reato.

Quando finiranno le domande: ” Com’eri vestita? Hai urlato o sei stata in silenzio? Perché eri fuori a quell’ ora? Perché non ti sei fatta accompagnare da un uomo? “

Ho analizzato questo grazie al toccante monologo di Franca Rame, vittima di uno stupro di gruppo.

(Spoiler del libro )

Nel libro Lina durante il suo stupro non urla ma conta le pecore, Lina quando viene picchiata non urla. Il non urlare non vuol dire essere consenzienti per quello che le sta accadendo.

Oggi sembra quasi che il non riuscire a chiedere aiuto si sia tramutato in consenso. Secondo me, per eliminare questa doppia violenza dovremmo avere più sostegno femminile in quegli organi o associazioni che dovrebbero tutelarci. Avere al loro interno delle donne che possano attraverso l’ empatia comprendere cosa possa essere per un’ altra donna lo stupro.

Questo è collegato anche alla questione del non denunciare, finché ci si sente sole è difficile denunciare.

Il mio personaggio Lina finché è sola non parla con nessuno di ciò che subisce ogni giorno, si sente debole ma una volta incontrata Diva riesce ad aprirsi e a parlarne.

Penso proprio che sia il sentirci sole che ci obbliga al silenzio; quando qualcuno ci tende una mano e ci offre il suo orecchio è qui che nasce la vera ribellione.

La resistenza non si fa da sole, la resistenza si fa unite e uniti.

  • Quanto è importante quindi l’ unione fra noi donne ? E gli uomini?

E’ un lavoro che spetta sia alle donne che agli uomini perché essere femministi non vuol dire porsi superiore o odiare gli uomini, anzi!

Il mio libro non parla solo di storia, violenza o di donne, parla di bellissime storie d’ amore e di uomini esempi positivi di compagni di vita.

Come ho descritto nel libro noi chiediamo l’ uguaglianza nei diritti ma, nella differenza.

Noi non vogliamo essere uguali a gli uomini chiediamo solo pari opportunità, pari salari, uguaglianza politica economica e sociale tra uomo e donna, che è quello che sostiene il femminismo.

Vogliamo che le nostre differenze siano ascoltate e accettate e non viste come sintomo di inferiorità; un esempio classico possono essere le tipiche frasi come

” non fare la femminuccia, corri come una femmina, sii uomo non comportarti come una donna” come se l’ essere donna sia una differenza peggiorativa delle nostre vite.

Sradicare tutto questo può portare veramente a un mondo migliore, quel mondo al quale noi giovani crediamo, un mondo che è ben migliore di quello che c’è oggi.

Ecco perché nel libro ho approfondito anche l’ esperienza del sessantotto, un’ esperienza nata da menti giovani, studenti e non che credevano fortemente in un mondo migliore per loro e per le future generazioni.

Se penso al mondo odierno, lo immagino con un ritorno alla barbarie, mi sembra di essere tornati al Medioevo, inteso come epoca ” grigia, buia ” anche se fondamentalmente sotto certi aspetti quell’ epoca è stata florida… l’era dei Comuni!

Vorrei che si mettesse di nuovo l’ Uomo al centro del mondo, un sorta di nuovo Umanesimo dove anche le donne possano avere il loro protagonismo al pari di quello maschile e apportare migliorie in tutti gli ambiti e per tutti.

  • La contraccezione in Italia viene dichiarata legale solo nel 1971 e oggi, come allora, molte giovani donne vivono l’educazione alla sessualità come un tabù. Come scardinare questo retaggio culturale secondo Federica e quanto è stato importante il ’68 ?
  • Il femminismo serve anche a gli uomini?

Ribadisco con la cultura.
Sono convinta che la scuola sia il primo motore che può fare veramente la differenza, occorre inserire corsi di educazione di genere e educazione sessuale all’ interno delle mure scolastiche. C’è stato un periodo in cui questo ” pauroso gender ” ha invaso i media.

Questo termine è puramente inventato perché sottolineiamolo è solo la traduzione inglese di GENERE.

Ancora oggi si pensa che i due termini siano la stessa cosa ma, non lo sono.

Il sesso è determinato delle caratteristiche genetiche, ormonali e anatomiche che definiscono l’appartenenza al sesso maschile o femminile.

Il genere é invece la costruzione di una relativa identità, determinata da aspetti ambientali, culturali e psicologici.

E’ ciò che l’ individuo si sente di essere.

Diverso a sua volta dal ruolo di genere: cioè quello che la società in cui vive si aspetta da lui o lei.

Cioè la donna deve prendersi cura dei figli e della casa e l’ uomo deve andare a lavorare. Da insegnante questo stereotipo l’ ho rivisto nel libro di seconda elementare uscito poco tempo fa.

Molte volte vengo accusata di esagerare, penso ti sia capitato anche te! Questo non me lo sto inventando, la questione degli stereotipi è stata affrontata da una Commissione Europea del 2013 che ci dice che, ” lo stereotipo esiste e condiziona la società e la mentalità fin dall’ infanzia “ ed ecco ribadito il perché lo scrivere un libro con protagoniste femminili.

Lo stereotipo condiziona anche gli uomini, nel libro il personaggio di Alberto piange e si vergogna perché per il suo tempo e per la società è vergognoso piangere davanti una donna.

Ho voluto ribaltare tutto questo. Alberto era un uomo e un uomo forte proprio perché piangeva e esprimeva ciò che aveva dentro.

Ho scritto di uomini fragili e quindi forti per questo.

Ritornando alla questione del sessualità, all’ interno di alcuni nuclei familiari purtroppo ancora oggi vige una sorta di tabù, specialmente nei confronti della sessualità femminile.
La famiglia deve aiutare l’ istituzione scuola in questo, la scuola è il luogo dove il professore fortunatamente viene ancora visto come un punto di riferimento se, ovviamente riesce ad esserlo davvero per i suoi alunni.

Un unione tra le due cose potrebbe fare veramente la differenza. Io stessa molte cose non le sapevo.
Non sapevo che il delitto d’ onore fosse stato eliminato solo nel 1981 o che lo stupro è stato considerato reato contro la persona e non contro la morale solamente nel 1996 o che la contraccezione fosse illegale fino al 1971, sebbene abbia fatto molti esami di storia all’ università!

Qui ritorniamo alla questione che molti libri di storia non parlano delle donne; l’idea di scrivere delle donne mi è venuta in mente anche studiando Alessandro Manzoni, il quale ci dice ” Che la storia non parla delle persone umili “ e io tramite un lavoro durato tre anni, ho appurato che la storia non parla delle donne o comunque sia ciò che abbiamo è stato scritto da uomini. Basti pensare che le donne durante la Resistenza sono state fondamentali e senza il loro apporto l’ Italia non sarebbe stata liberata ma che, nonostante avessero combattuto come gli uomini, siano state costrette a vestire i ” panni di infermiere o crocerossine ” e, insultate con termini più svariati. Come descrivo nel libro anche le menti più aperte dell’ epoca erano ancora influenzate dalla cultura maschilista.


( Spoiler del libro )

Si pensi alla figura del Maestro Giuliani, un uomo di cultura liberale,convinto però che fosse suo compito mantenere la famiglia. Incontrata Diva, donna che vuole lavorare e avere una sua autonomia economica, tutto muta.

Perché alla fine cos’è che ci emancipa? Il LAVORO.

Attualmente la precarietà del lavoro è un problema per tutti noi giovani uomini o donne ma le donne ricevono i trattamenti peggiori, colloqui diversi al fine di sapere un eventuale voglia di mettere su famiglia o esplicite richieste di aborto per mantenere il posto di lavoro.


Questo è uno dei motivi per cui partecipo allo sciopero globale dell8MARZO, per proteggere i nostri diritti e non perché non li abbiamo! Questi sono già scritti nella nostra Costituzione grazie al lavoro delle Costituenti donne che si sono battute per inserire nell’ articolo 3 dei Principi Fondamentali l’uguaglianza tra uomini e donne.
I diritti ci sono, devono solo essere veramente applicati ed essere mantenuti saldi sia da noi che dalla nostra classe dirigente.

Non bisogna mai abbassare la guardia quando si tratta di diritti!

  • L’ultima questione che vorrei affrontare è un tema ancora caldo : il diritto ad un aborto libero, sicuro e gratuito garantito dalla legge 194 della Costituzione Italiana. Questo diritto conquistato a fatica, anche con la morte di migliaia di donne per mano delle mammane, negli ultimi anni proprio con l’avvento di destre reazionarie sempre di più legate a quella frangia fanatica e estremista del mondo cattolico, le donne italiane devono fare i conti con un tasso del 70% di obiezione di coscienza che di fatto ostacola la piena applicazione della legge e il diritto di autodeterminazione del nostro corpo. Cosa possiamo fare noi giovani per mantenere e difendere quei diritti conquistati con le lotte dei nostri genitori, delle nostre nonne, mamme, zie..?
  •  

L’ aborto è sempre esistito e sempre esisterà perché non si può costringere una donna, scegliere per lei se avere un figlio un meno.

Fino a gli anni settanta le donne utilizzavano i metodi più disparati per abortire, facevano ricorso alle mammane e a pratiche non sicure che nella maggior parte delle volte le portavano alla morte.

Con l’istituzione della legge 194 questo viene fermato, perché renderlo legale ha permesso di garantire un aborto sicuro, un aborto medico seguito da personale sanitario competente.

L’ obiezione di coscienza specialmente nella sanità pubblica non dovrebbe ostacolare questa legge.

Come la legge garantisce l’ obiezione che essa garantisca il diritto delle donne di scegliere, deve esserci personale sanitario che si occupi di questo in modo empatico e professionale. Non possiamo avere la quasi totalità di medici obiettori, a volte gli aborti gravano sulle spalle di un solo medico a distanza di kilometri, e questo è ledere un diritto, è non rispettare le scelte delle donne, decidere per loro. Spero ancora oggi che l’ aborto sia l’ ultima spiaggia per una donna che, ripeto, è libera di ricorrervi per qualsivoglia motivo. Come fare?

Occorre parlare di prevenzione e di contraccezione maschile e femminile. Garantire una contraccezione gratuita cambierebbe tantissimo la situazione.

Ricordatevi che il preservativo serve per difendervi dalle malattie non solo per prevenire gravidanze indesiderate!

Quindi è tutto una questione di parlarne sempre e di non abbassare come ho già detto, la guardia.

  • Ci vedremo in piazza venerdì ?

Certo. Non potrei mai mancare. Dopo andrò dai miei bambini e dalle mie bambine e spiegherò loro che significato ha questa Giornata.

Il lavoro che voglio fare è stare con i ragazzi, con le giovani perché penso proprio che sia da lì, da quelle quattro mura chiamata scuola che dobbiamo ripartire.

Chiudo il registratore. Ho sanato quel bisogno quasi fisico di sapere.

Siamo entrambe molto soddisfatte.

Federica mi regala una copia del libro proprio come un’ autrice che si rispetti… del suo regalo avrò cura, passerò il testimone a mia madre che ha vissuto quasi tutto ciò che il libro racconta, penso a quanto sia stata dura diventare la donna indipendente che è in un mondo comandato da uomini. Alle nostre madri dobbiamo tanto e molto spesso ce lo dimentichiamo.

Lo passerò a una mia amica che dice in continuazione ” a me queste cose non interessano, non mi riguardano ” per farla ricredere e agire o a un mio amico che ancora ha difficoltà a capire che il femminismo è un movimento inclusivo che aiuta anche loro.

Ci abbracciamo, lei corre al lavoro e io a una più noiosa lezione di economia politica, ci rincontreremo in piazza venerdì a lottare e a sostenere lo sciopero globale.

Simona #editorParità&diritti e Federica Petti #autriceNessuninvernoDura

Entro in un’ aula illuminata da caldi raggi di sole e mentre il professore comincia a spiegare l’offerta penso che Federica ha proprio ragione, come ripete nel suo libro, care ragazze e cari ragazzi nessun inverno dura. Ripetetelo a voi stess* come un mantra e mi raccomando ci vediamo in piazza!

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