gtag('config', 'UA-113669002-1'); Tanti auguri 194 per i tuoi 40 anni – Lo Stagista Parlante Parità e Diritti

Tanti auguri 194 per i tuoi 40 anni

22 Maggio 1978.

Quarant’ anni fa il nostro Parlamento votava una nuova legge quella che tutti noi conosciamo come “legge 194”; legge che oggi più che mai non trova pace.

Fu nel 1975 che una sentenza della Corte Costituzionale sancì la superiorità della salute della madre rispetto alla vita del nascituro, differenziando per la prima volta “l’embrione” da un “essere umano “.
La legge venne infine approvata il 22 Maggio 1978, riconoscendo il diritto alla donna ad interrompere in strutture pubbliche e gratuitamente la gravidanza indesiderata con un incremento di politiche di prevenzione presso consultori familiari ed, infine veniva ammessa la possibilità di obiezione di coscienza anche per tutti quei ginecologi che già lavoravano prima dell’attuazione della nuova legge.

Una legge che ha cambiato il nostro Paese, che ha tutelato le scelte e l’autodeterminazione delle donne, tranne per la parte dell’ obiezione di coscienza.

Prima del 1978 l’interruzione di gravidanza volontaria era considerata un reato dal nostro codice penale, punibile con la reclusione sia dell’abortista che della madre stessa, ma grazie al lavoro del Partito Radicale sostenuto dai partiti di sinistra e liberali la legge fu approvata e tramite referedum popolare, come già era accaduto in passato per il divorzio, l’Italia scelse.

Le donne e gli uomini degli anni ’70 in piena rivoluzione culturale e sessuale scelsero il cambiamento.

La 194 risolse la piaga degli aborti clandestini eseguiti dalle cosidette ” mammane” a cui le donne dovevano sottoporsi provando indecibili sofferenze.

Come in passato ancora oggi la 194 è sotto attacco e a dispetto di quello che sostengono ProLife, CitezenGo e i loro sostenitori con i loro due recenti manifesti  affissi a Roma, la legge ha diminuito gli aborti in modo vertiginoso da 234.801 nel 1982 fino a gli 84.926 nel 2016!

Questi manifesti sono il frutto di un nuovo attacco alle donne e alle loro scelte e uno schiaffo a ciò che è realmente il femminicidio e le sue cause.

Quello che invece è preoccupante è l’aumento degli obiettiori di coscienza all’interno di strutture pubbliche che sfiora picchi del 70%, di fatto non permettendo una piena applicazione della legge.

A quarant’anni dalla sua approvazione che avrebbe dovuto tutalare le donne anche dagli obiettiori ( art. 9 ) in caso di pericolo per la loro salute, le donne lo sono ancora proprio come è accaduto a Valentina M. morta di aborto a Catania perchè  i medici, tutti obiettori, si sono rifiutati di sottoporla ad un aborto terapeutico finchè il cuore del bambino batteva.

Valentina non voleva un aborto ma è arrivata all’ospedale per  complicazioni e una volta aggravatasi la legge che avrebbe dovuto salvarle la vita non è stata applicata in nome di motivazioni religiose o per altre ma, Valentina è morta comunque.

Non sembra una scelta che rispetti la vita, quella osannata da questi movimenti.

Il secondo manifesto incolpa le donne stesse di femminicidio.

Un altro colpo a questa legge, un altro schiaffo all’autodeterminazione del corpo delle donne e alle loro scelte.

Accostare la parola femminicidio a tutto ciò è ripugnante perchè come già in molti hanno ben spiegato esso è tutt’altro e anche un semplice dizionario può spiegarlo ai movimenti religiosi ProLife antiabortisti che hanno sfilato il 19 Maggio nella loro “Marcia per la Vita”.

Il femminicidio è qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

Le donne che l’hanno subito se fossero ancora vive, saprebbero come rispondere a quelli che credono sia l’aborto la prima causa di uno dei peggiori mali che oggi attraversa la nostra società.

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI A LO STAGISTA PARLANTE AI SENSI DELLA LEGGE 248/2000 DELLA REP. ITALIANA

 

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