gtag('config', 'UA-113669002-1'); Tutti obiettori con l’utero delle altre, verso un 8 Marzo di sciopero generale. – Lo Stagista Parlante Parità e Diritti

Tutti obiettori con l’utero delle altre, verso un 8 Marzo di sciopero generale.

Pochi giorni fa è stato bandito un concorso per assumere due ginecologi volto a garantire la piena applicazione della legge 194 ( LAIGA ) per quanto concerne l’interruzione di gravidanza volontaria, nei limiti preposti dalla medesima legge, presso l’ospedale San Camillo di Roma.
Il bando ha escluso i ginecologi obiettiori e, questa decisione voluta dal Presidente della Regione Lazio Luca Zingaretti, ha suscitato numerose polemiche.
In primis il direttore dell’ ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, il quale ha sottolineato che, non si rispetterebbe un diritto di natura costituzionale quale l’obiezione di coscienza snaturando di fatto la legge.

Conoscete il contenuto della legge 194?

Se la risposta é no, vi consiglio di dedicare due minuti del vostro tempo per leggerla e, con pensiero critico, ragionare se essa corrisponda alla realtà che oggi giorno vivono le donne di questo paese.  

Questa legge è il risultato del referendum abrogativo del 1978, quando gli italiani furono chiamati a pronunciarsi sulla regolamentazione dell’ aborto.

In Italia, fino al 1975 sudetta pratica era di fatto illegale ma ciò non significa che gli aborti clandestini non venissero praticati, le donne italiane quando non potevano affrontare una gravidanza si rivolgevano alle cosidette “mammane” o a figure analoghe chiamate “cucchiaio d’oro” le quali molte delle volte portarono alla morte migliaia di donne e ragazze da Nord a Sud a causa dei modi rudi e dagli strumenti invasivi da loro utilizzati.
Nel 1975 una sentenza della Corte Costituzionale sancì la superiorità della salute della madre rispetto alla vita del nascituro, differenziando per la prima volta “l’embrione” da un “essere umano “.
La legge venne infine approvata il 22 Maggio 1978, riconoscendo il diritto alla donna ad interrompere in strutture pubbliche e gratuitamente la gravidanza indesiderata, con un incremento di politiche di prevenzione presso consultori familiari, ed infine veniva ammessa la possibilità di obiezione di coscienza, anche per tutti quei ginecologi che già lavoravano prima dell’attuazione della nuova legge.
Successivamente, il partito i Radicali e dei movimenti cattolici avanzarono altre tre proposte referendarie; i primi volevano un ampiamento della modifica e i secondi, uno l’abrogazione parziale e l’altro l’abrogazione totale della legge, quest’ultima poi giudicata negativamente dalla Corte Costituzionale.


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Fino a qui tutto bene, si tratta di legge e in uno Stato civile deve essere rispettata in barba a qualsivoglia scelta morale o etica.
Poniamoci però una domanda, il perchè la regione abbia agito in questa direzione.

I dati statistici sono alla portata di tutti, chi si avvale dell’ obiezione di coscienza in Italia supera percentuali allarmanti, nella regione in questione arriva all’ 80,2 % e nel resto d ‘Italia le percentuali non migliorano, negando di fatto il rispetto di una parte della legge che tutela le scelte e la salute delle madri.
Il diritto all’ obiezione con questi dati alla mano è si garantita, anzi garantitissima! Non va invece così bene al diritto delle donne che scelgono la via dell’ aborto.




Dove finiscono quindi questi diritti?
Cosa snatureranno questi DUE medici non obiettori di fronte a questi grandi numeri?

Forse questi ginecologi eviteranno nuovi casi di donne lasciate morire di parto, perchè il ginecologo di turno è obiettore di coscienza. Eviteranno la fuga in altre strutture, anche fuori dalla propria regione, cosa inammisibile visto che, ripetiamo, la legge è a livello NAZIONALE , non regionale.

Qui è doveroso fare un appunto, la legge se letta in modo corretto,dice che nel caso in cui una donna si trovasse in pericolo di vita, l’obiezione viene meno ed é revocata ( art. 9 della legge )
La vita di una donna vale meno di un embrione o di un principio morale? La sua superiorità non era già stata sancita dalla Corte Costituzionale nel 1975 ?

Abbandonando per un attimo la questione San Camillo, caso che solo il tempo ci dirà se sarà da esempio ad altri ospedali o invece finirà nel dimenticatoio, cerchiamo di guardare la questione su più vedute e su ciò che si potrebbe fare con la sola PREVENZIONE , parola quasi del tutto sconosciuta in Italia anche in altri ambiti.

Essa, da sempre avvezza alla polemica non si impegna allo stesso modo nell’ introduzione di programmi di informazione e di educazione sessuale all’ interno della scuola dell’ obbligo, formazione già presente in molti paesi europei come la Danimarca e la Svezia che considerano questo insegnamento utile a prevenire la diffusione di malattie sessuali e a contrastare il proliferarsi di gravidanze precoci.
La Svezia addirittura tramite mass media diffonde cartoni animati adatti a tutte l’età visibili anche sul canale You Tube.

Ci stanno provando in Italia a introdurre questo tipo di programmi includendo anche l’educazione sentimentale, la lotta al bullismo, la lotta alle discriminazioni di genere facendo però i conti con chi grida al demonio della TEORIA o IDEOLOGIA GENDER. Ribadiamo che questa ideologia non esiste, l’antropologia, le scienze sociali e le scienze umane, scienze comprovate e riconosciute a livello Accademico, nonostante qualcuno ancora oggi continui a stigmatizzarle, ci dicono invece che esistono gli STUDI DI GENERE che sono completamente altro.

La mancanza di questi programmi educativi, porta alla formazione di ragazzi e ragazze mal informati sui metodi contraccettivi da utilizzare che, prediligeranno quindi il ” sentito dire e il vai tranquillo che non succede niente ” ritrovandosi ad affrontare tutto ciò da soli, salvo in quei casi dove vi è un sostegno familiare.

Il cambiamento deve partire dalla cultura delle nuove generazioni che andrà a formare una società più civile e consapevole. L’incentivazione all’ uso dei contraccettivi e alla possibilità di accedervi dovrebbe essere garantita al 100%, senza beceri tabù legati ai valori religiosi o morali.

Analizzando il lato psicologico, chi ha dovuto affrontare questa scelta, che nessun altro può comprenderne appieno sofferenze e motivazioni, molte volte si é vista scontrare con pregiudizi, con prediche morali e con colpe attribuite, che niente fanno che, il perpetuarsi di altre sofferenze.

Nonostante ciò, non possiamo dimenticare quei medici che aiutano anche psicologicamente prima e dopo questa decisione, ragazze o perchè troppo piccole per affrontare queste scelte o intrappolate in situazioni economiche e personali disastrose che metterebbe a rischio la propria vita e il futuro del loro bambino o, semplicemente donne che non volevano diventare madri.
Tutte queste scelte sono parte dell’ autodeterminazione dell’ individuo, il quale dovrà avere piena libertà sul propriocorpo. Nè più nè meno.

Una modifica della legge? Un ulteriore referendum per abrogare l’obiezione di coscienza?

Certamente risolverebbe numerosi problemi, aumentando il senso civico di questo paese considerando che, la situazione che si presenta è l’obiezione di coscienza al 93% rendendo di fatto impossibile l’applicazione di questa legge. Una legge, fino a prova contraria, dello Stato.

Da tutto questo, si evincerebbe che sul proprio utero e sulla propria gravidanza le scelte delle donne debbano ricadere su loro soltanto ma, una parte di chi osteggia le loro scelte, è quella Italia clericale che di figli e di gravidanze non ne affronta, nè col corpo nè con la mente, non a caso le prime remore sono arrivate dalla CEI che si compone di vescovi, uomini di sesso maschile che biologicamente non possono avere figli e che, dottrinamente hanno scelto la castità.

Un pò come cedere le decisioni sul futuro dei topi a un esercito di gatti. In l’Italia di gatti che spadroneggiano e non solo sul corpo delle donne, ce ne sono già abbastanza e forse proprio la decisione del San Camillo farà mutare questo atteggiamento tutto italiano.

L’8 marzo le donne e gli uomini di questo paese come in altri 40 stati scenderanno in piazza per dire basta alla violenza contro le donne e alla violenza di genere, per un lavoro senza sfruttamento, per rivendicare libertà di movimento e di autodeterminazione, per un reddito equo senza differenze di genere, per promuovere un educazione alle differenze contrastando tutti i tipi di violenze dal genere, al razzismo, all’ omofobia e al bullismo, per bandire dai mezzi di informazione linguaggi sessisti e misogini, sarà l’occasione per ribadire ancora una volta l’ accesso ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per dire che sulla nostra salute e i nostri corpi decidiamo noi.

Come recita lo slogan del movimento #NonUnaDiMeno :

Se le nostre vite non valgono: noi scioperiamo!

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI A LO STAGISTA PARLANTE AI SENSI DELLA LEGGE 248/2000 DELLA REPUBBLICA ITALIANA

 

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